Lui & Lei
Turno di notte in magazzino
06.02.2026 |
807 |
2
"Si calò i pantaloni e le mutandine fino alle caviglie, esponendo il sedere tondo e la figa gonfia, rossa, che gocciolava..."
L'aria nel magazzino era viziata, pesante di polvere e feromoni. Elena non riusciva nemmeno a concentrarsi sulla bolla di accompagnamento che teneva in mano. Sentiva le mutandine inzuppate, una sensazione costante e pulsante che le mordeva l'interno coscia ad ogni passo che faceva tra le corsie deserte.Marco la stava osservando dalla postazione del muletto. Non si nascondeva più. I suoi occhi le stavano addosso come mani, fissi sul modo in cui i pantaloni della divisa le segnavano la riga del sedere ogni volta che si chinava.
Quando Elena svoltò l'angolo verso la cella frigorifera in disuso, sentì i passi pesanti di lui seguirla. Non si fermò. Voleva che la prendesse.
Appena la porta tagliafuoco scattò alle loro spalle, il mondo civile sparì.
Marco non perse tempo in chiacchiere. La afferrò per la coda di cavallo, tirandole la testa all'indietro con violenza, costringendola a inarcare la schiena.
«Hai un odore che si sente dalla cassa centrale, Elena» ringhiò lui, schiacciando il corpo massiccio contro il culo di lei.
Elena sentì l'erezione di lui dura come il marmo contro le natiche.
«È colpa tua...» ansimò, ma la frase le morì in gola quando lui le infilò una mano direttamente nei pantaloni, senza nemmeno sbottonarli.
Le dita ruvide di Marco, callose per il lavoro manuale, scivolarono prepotenti sotto l’elastico delle mutandine, trovandola già bagnata fradicia. I liquidi di lei gli imbrattarono subito le dita.
«Guarda come sei combinata» rise lui, un suono basso e sporco. «Sei un lago.»
Le infilò due dita dentro, di colpo, senza gentilezza. Elena gridò, un suono strozzato, e allargò le gambe d’istinto. Lui iniziò a pompare con le dita, veloce, brutale, facendola squirtare sui suoi stessi pantaloni da lavoro. Il rumore bagnato dello sciabordio riempì il silenzio del magazzino.
«In ginocchio» ordinò lui secco. «Adesso.»
Elena non esitò. Si lasciò cadere sulle ginocchia sporche di polvere, incurante del dolore, e iniziò a slacciargli la cintura con mani tremanti. Quando tirò giù la zip e liberò il suo cazzo, le mancò il fiato. Era enorme, viola, pulsante di vene gonfie, con la cappella già lucida di liquido pre-eiaculatorio. L'odore di lui – muschio, sudore stantio e sesso – le riempì le narici, inebriante.
Non aspettò. Lo prese in bocca tutto intero, fino in fondo alla gola, soffocando volontariamente. Marco grugnì, afferrandole la testa con entrambe le mani e iniziando a fotterle la bocca con colpi di bacino ritmici e impietosi. Elena sentiva il sapore salato e acre della pelle di lui, la consistenza dura che le riempiva le guance. Lui le arrivava in gola, facendole lacrimare gli occhi, ma lei non si ritraeva; succhiava con forza, roteando la lingua, adorandolo come un idolo pagano.
«Così... succhialo bene, puttana» sibilò lui, guardandola dall'alto. «Pulisci tutto.»
Dopo un minuto che parve un'eternità, Marco si staccò bruscamente, lasciandola boccheggiante con un filo di saliva che le colava dal mento.
La sollevò di peso, come se fosse una bambola di pezza, e la sbatté con la faccia contro una pila di pallet di legno.
«Tirati giù tutto» le ordinò.
Elena obbedì freneticamente. Si calò i pantaloni e le mutandine fino alle caviglie, esponendo il sedere tondo e la figa gonfia, rossa, che gocciolava.
Marco non ebbe pietà. Sputò rumorosamente sulla propria mano, lubrificando il cazzo con la saliva, e poi si posizionò dietro di lei.
Senza preavviso, la penetrò con una spinta unica, devastante.
Elena urlò, un grido che rimbombò contro le pareti metalliche. Lui la stava aprendo in due. Era troppo grosso, troppo duro. Sentiva le pareti della vagina stirarsi al limite, una sensazione di bruciore e piacere assoluto che la fece quasi svenire.
Marco iniziò a martellare dentro di lei. Plaf, plaf, plaf. Il rumore della pelle contro la pelle era osceno, forte. Le sbatteva il bacino contro i glutei con una violenza che le faceva tremare le gambe.
Le afferrò i fianchi, lasciando i segni delle dita sulla pelle bianca, e aumentò il ritmo. Elena era ridotta a un animale: gemeva, sbavava, implorava. Sentiva ogni centimetro di quel cazzo che entrava e usciva, raschiando il punto più sensibile dentro di lei.
«Di chi è questa figa? Eh?» le urlò lui nell'orecchio, mordendole il lobo forte.
«Tua! È tua, Marco! Solo tua!» gridò Elena, in preda al delirio.
Lui allungò una mano davanti e le afferrò un seno, strizzandolo ferocemente attraverso la polo, torcendo il capezzolo fino a farle male, mentre continuava a sfondarla da dietro.
Elena sentì l'orgasmo montare come un'onda di marea, inarrestabile. Le sue pareti vaginali iniziarono a contrarsi violentemente intorno all'asta di lui.
«Sto venendo! Marco, sto venendo!»
«Vieni sul mio cazzo!»
Elena esplose in un orgasmo che le fece inarcare la schiena fino quasi a spezzarla, urlando mentre il suo corpo veniva scosso da spasmi incontrollabili.
Sentire le sue contrazioni fece perdere il controllo a Marco. Grugnì come una bestia, affondò fino alle palle un'ultima volta e si bloccò, scaricando fiumi di sborra bollente dentro di lei.
La tenne lì, schiacciata contro i pallet, mentre continuava a pulsare e a riempirla, marcandola, possedendola nel modo più profondo possibile.
Quando finalmente uscì, Elena sentì il vuoto immediato e doloroso. Rimase piegata in avanti, le gambe che non la reggevano, mentre guardava il liquido bianco misto ai suoi umori colare giù dalle sue cosce, disegnando rigagnoli osceni sulla pelle scura.
Marco si rivestì, il respiro ancora affannoso, guardando il disastro che aveva combinato.
Le diede una sculacciata sonora sulla natica nuda, lasciando l'impronta rossa della mano.
«Pulisciti» disse, con la voce ancora impastata dal piacere. «Il turno non è finito.»
Elena si voltò a guardarlo, i capelli appiccicati alla fronte sudata, gli occhi lucidi e stravolti, le labbra gonfie per i baci e il sesso orale. Sorrise, un sorriso sporco e soddisfatto, mentre cercava dei fazzoletti nella tasca, sapendo che per tutto il resto della sera avrebbe sentito lo sperma di lui scivolarle tra le gambe, un segreto bollente che la legava a lui più di qualsiasi anello nuziale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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